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Maria
Lai, come nostra compaesana, è sicuramente la persona
che, ispirandosi alla sua terra natia, a saputo creare un mondo nuovo,
una infinità di immagini e forme che l'hanno resa celebre
lontano dalla sua terra e allo stesso tempo l'hanno legata maggiormente
alle
sue origini.
Maria Lai nasce ad Ulassai nel 1919. Qui vive fino all'età di
21 anni quando, per iscriversi al Liceo si trasferisce a Roma. Lontano
dalla sua terra, che non avrebbe potuto darle la possibilità di
entrare a contatto con la cultura del tempo, attraverso i ricordi
sviluppa le sue creazioni. Terra con la quale crea legame unico,
indissolubile.
Torna spesso in Sardegna dove lascia indissolubili i segni dei suoi
numerosi passaggi.
I Tele i Pani esposti nel 1971 nella Galleria Schneider di Roma sono
un chiaro legame con la sua terra. Da queste produzioni inizia forsennato
l'utilizzo di tele legate come funi, stoffe, libri e quant'altro stimoli
la sua fantasia. Importanti sono anche gli interventi ambientali e
il contributo di altri nelle sue opere.
Importantissima, per la sua produzione, ma soprattutto per il suo
paese, il suo fondamentale intervento, Legarsi alla montagna, nel
1981 come
pure la rappresentazione di un telaio nel lavatoio comunale in collaborazione
con le donne di Ulassai. Sempre di questo periodo Materializzazione
del linguaggio alla Biennale di Venezia ('78), La casa cucita a Selargius
('79), La disfatta dei Varani a Camerino e L'alveare del Poeta ad
Orotelli. Nel 1983 lavora per la scenografia del concerto di Rizzo
e Strazza.
Continuano negli anni ’90 le sue produzioni: Il sasso e la
parola a Villa Asquer a Cagliari, nel 1991 ed i suoi interventi ambientali
come La strada del rito e Le capre cucite, nel nostro paese nel 1992.
Interessanti anche i disegni oggi riprodotto dalla cooperativa tessile
artigiana "Su Marmuri" ad Ulassai.
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